Siamo arrivati a determinare la localizzazione territoriale ottimale delle strutture necessarie e ci accorgiamo che le strutture fondamentali necessarie e di qualità non sono più di cinque ed ad ognuna di esse si affiancano distretti diagnostici di base anche essi efficienti ed in numero certamente inferiore agli attuali.
Abbiamo in tal senso ,con un criterio scientifico oggettivo,ridisegnato l’assetto territoriale,senza campanilismi e nel rispetto di tutte le comunità .
A questo punto bisogna fare una sovrapposizione tra l’assetto attuale e quello che si è venuto a determinare e bisogna procedere ad uno studio di fattibilità e di ricollocazione delle strutture da dismettere.
Personalmente ritengo che le strutture attuali siano frutto sconclusionato di una programmazione territoriale mai esistita ed esclusivamente scelte locali molto campanilistiche.
Come si può procedere e quanto costa farlo?
Questa è la strada del risparmio nell’efficienza ottimale o bisogna ristrutturare il presente nelle localizzazioni oggi esistenti?
Quello che non si deve fare è continuare ad insistere sulle strutture presenti che, anche se non lo si vuol ammettere, nel futuro in molte si aboliranno e dismetteranno ,i così detti rami secchi.E se pur ci saranno prese di posizioni ,così come ci sono sempre state, delle comunità locali portate a difendere con argomentazioni catastrofistiche tutto ciò che potrebbe portare alla loro chiusura,ma fondamentalmente difendendo il posto di lavoro degli operatori locali.
La soluzione che io sto prospettando toglierebbe ogni necessità a queste iniziative e determinerebbe maggior efficienza reale e risparmio assoluto nella gestione.
Se oggi sono presenti sul territorio Abruzzese un numero elevato di strutture e tante duplicazioni e la loro collocazione è spesso irrazionale con quanto ho esposto ,ovvero con lo studio territoriale e la localizzazione ottimale, questo numero si ridurrebbe a 5 o 6. Certo lo studio non è stato fatto e la mia deduzione potrebbe essere fallace ,ma di una cosa sono sicuro :il numero sarebbe rispetto ad oggi notevolmente inferiore e l’efficienza ed i risultati che si otterranno notevolmente superiori.
Oggi è in voga che togliere a territori interni le loro Strutture Sanitarie comporterebbe gravi disagi ai residenti e farebbe morire l’economia locale.
Ma questo non avverrà se si tiene conto che le localizzazioni da me prospettate non penalizzerebbero ne avvantaggerebbero un territorio a discapito di un altro ,anzi lo renderebbero più omogeneo. Bisogna tener presente che stiamo parlando della nostra regione e del suo numero certo non esorbitante di abitanti.
Quella che prospetto è una programmazione concertata a livello Regionale e Locale che va realizzata in un arco di tempo di 10 anni, ma la cui conclusione va esplicitata subito in modo da rapportare a questa le modifiche immediate e progressive che vanno realizzate.
Saranno proprio queste a determinare con criterio un notevole risparmio ed una riduzione drastica del deficit.
In questa fase vedrei molto bene una interazione tra pubblico e privato per la gestione di strutture da dismettere sempre in funzione con l’assetto futuro che nel contempo sarà avviato un piano di finanza con fondi Nazionali ed Europei ,che andranno all’uopo utilizzati, senza dispersioni in ristrutturazioni o ammodernamenti di strutture esistenti e nel tempo non più efficienti.
Dunque programmazione di un uovo assetto territoriale delle strutture sanitarie principali ,tenendo conto della interazione con le strutture Private e con le Università di Medicina presenti e nel contempo ridisegno delle attuali strutture con l’obbiettivo di tagliare il deficit e dare prestazioni di qualità.
Affronterò questo argomento nel prossimo articolo.
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